Tonino

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“Sapresti tacere il dolore e non portarmi rancore, supponendo che soffri perché amore non ti do?”

Tonino
(di Gaetano Del Mauro, ITA 2019)
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S

e si potesse fare una dedica alla propria città, Rino Gaetano sarebbe perfetto per un mea culpa incondizionato.

Un paese che guarda il Vesuvio in faccia nasconde amarezze, occasioni perse. Ciò che poteva essere non è stato. Alcune nefandezze diventano eredità perverse.

Farci pace, allora, richiede una posizione, un tono. In modo da riparare lo squarcio. Ripianando le mancanze aperte da chi ci ha preceduto.

A Pagani da quarant’anni c’è un dolore vivo, sordo. Come una coltellata. Racchiusa dentro a un vezzeggiativo: Tonino.

Questo cortometraggio dedicato a Antonio Esposito Ferraioli, cuoco della FATME e sindacalista della CGIL ucciso dalla malavita il 30 agosto del 1978, è una boccata d’aria necessaria.

Gaetano Del Mauro lo dirige con onestà assieme alla fotografia che padroneggia, sulla musica puntuale di Bruno Falanga.

E’ un gioiellino magari didascalico. Che lascia pure la voglia di saperne di più (avete presente i teaser delle serie tv internazionali?). Ma contiene un’idea forte.

Di Aldo Padovano, produttore carnale e autore del soggetto con Federico Esposito e Alfonso Tramontano Guerritore (scrittore-scrittore, ne r-esistono ancora).

“Questo fa la camorra, impoverisce la società, porta via affetti, competenze, sottrae capitale umano. Distrugge la vita”. 

Giorni fa Paolo Siani ha dedicato una lettera al fratello, “rimasto fermo ai suoi 26 anni”.  (1)

Tale e quale a Tonino. Che “non se n’è mai andato e non se ne va”. Rimasto uguale nei suoi 27 anni. Dice così la sorella, interpretata da Anna Rita Vitolo (attrice pazzesca), nella compostezza di una cucina vissuta.

E allora facciamolo un giro nella CX 2000 Super a petto in fuori. La Citroën col mangianastri fa subito anni ’70 che nemmeno la DeLorean di Zemeckis.

La delicatezza di Andrea Contaldo (che rende appieno la gentilezza baffuta del protagonista) merita una compagnia. Passando per il Bar Mario, lo stadio, la chiesa di Sant’Alfonso, il Palazzo di Giustizia, fino all’angolo di via Zito nelle Palazzine.

Le risate seppelliscono suggeriva uno slogan sessantottino ormai lontano assai. Mentre quel sorriso resta un’arma più longeva delle pistole che hanno sparato da una A112 blu. Il film chiude con una speranza. Facciamola nostra.

Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera Contro le Mafie, al Giffoni Film Festival di Claudio Gubitosi, presentando l’opera ha avuto a dirlo: “meno retorica e più cose concrete.

Le parole sono impegni, azioni, responsabilità. Contro il degrado delle azioni abbiamo la responsabilità delle parole”. Che non vanno sprecate.

Anna Garofalo la fa persino più verticale:“Ci pensavi quella sera a cosa ne sarebbe stato dei tuoi sogni?” (2)

Domanda che va estesa ai ragazzi, oggi. La memoria è collettiva. Un tassello che ciascuno porta con sé. I mosaici fanno la vita. E presuppongono pazienza. Perchè “le vicende narrate si ispirano a fatti realmente accaduti”.

Con Mario al fianco, un pomeriggio d’estate, mi sono sentito meno solo di fronte agli interrogativi che non riesco a interrogare.

Del resto, “il tempo graffia il fascino” cantava un poeta di casa. Per preservare entrambi bisogna riconoscere il marcio. (3)

Che non sta soltanto nella carne.

 

© Miriam Di Domenico photo – That’s Core/ The Liaison Factory (2019) 

(1) “Caro Giancarlo mi manchi” – Palo Siani / La Repubblica (19/09/2019)

(2)Pagani unita per Tonino” / GiffoniFilmFestival.it

(3) “D’ora in poi” (1987) – Franco Califano

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