Guido Giannini – Il decano dei Fotoreporter napoletani

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“Come nelle camere dove la finestra è rimasta chiusa la notte, c’è odor di sonno, in giro”

 

G

uido, ci vuole pazienza con me. Lo scrivo in partenza.

Da quando ci siamo conosciuti il pensiero di Pannunzio che ti commissiona scatti per “Il Mondo” un pò mi “ossessiona”. Rischio quasi di gridare il nome ad alta voce. Come faceva Volontè (con una “n” in meno) in “Indagine su un cittadino…” di Elio Petri. (1) (2)

Poi, sai che penso davvero? “Che meritiamo un’altra vita”Antonello Venditti teneva ragione. (3)

Se raccontassi tutte le emozioni provate stando in mezzo alle cose tue, penseresti che sono matto. E non sbaglieresti affatto. Mi sento proprio uscire pazzo tra uno scatolone e l’altro di ricordi.

Piglierei l’esempio di un filmetto con Christopher Lambert e la musica dei Queen. Ma sarebbe un fatto da giovanotto mai uscito vivo dagli anni ’80. E per te Agnelli resta Gianni, mica Manuel?

Mordere un pezzo della vita degli altri e poi respirarla manco fossi in trance. Succede e basta. Pure senza tagliare la testa a nessuno. (4) (5)

Vabbuò, la smetto con le deformazioni da critico e torno giornalista. M’hai appellato così, del resto. Riprendo le maniche di camicia arrotolate e l’occhialino d’ordinanza.

Raccontare Guido Giannini, il Fotoreporter, non e’ semplice. Ilaria Urbani su “La Repubblica” l’ha definito (giustamente) “anarchico”. (6)

E nell’intervista, che abbiamo fatto noi, s’è “chiamato” allo stesso modo. Nessun indugio. Anzi.

La foto de “La violinista” fuori a “La Rinascente” di via Toledo (nel ’61) ha fatto partire una professione che nemmeno sentiva addosso. Oggi troverebbe la musicista davanti a H&M. Con buona pace di Luciano De Crescenzo. (7)

Ne ha immortalata tanta di esistenza questo signore di 92 anni. Luigi Einaudi, Raffaele La Capria, Munari, Goffredo Fofi. Collaborando con tutti i quotidiani possibili. Passando da “L’Unità” a “Il Manifesto”. Di lui hanno parlato Compagnone ieri, Mario Martone adesso. La Ramondino l’ha persino inserito in una novella, cambiandogli giusto il nome.

Zelda, la figlia, porta con sè un garbo risoluto. Conserva gentilezza d’altri tempi. Si somigliano assai. Gli fa da archivista, praticamente. Nella casa che hanno preso da poco a Bagnoli.

Sono del Vomero. Lo capisci appena varchi l’ingresso rettangolare, zeppo di quadri. Lo sfottò al quartiere riferito ai broccoli delle origini, i brontolii, gli oggetti spostati ma in realtà messi in ordine .

L’amore dissimulato male, spesso, lo leggi tutto negli occhi. Vispissimi.

Sul tavolo della cucina spunta Martelli, il Ministro socialista. Al tempo superava quasi Craxi per popolarità. Jean Paul Sartre, invece, fa capolino da una copertina sul divano. Poi, “I fidanzatini”, il cane che fa la guardia al furgone del macellaio, i contadini campani in bianco e nero.

È una scorsa continua, subliminale. T’attraversa lo sguardo. L’appartamento da sul mare flegreo a ogni balconata. Le finestre illuminano una storia che non può entrare intera dentro a un unico cristiano.

Negativi, diapositive, libri, sculture. Persino un’opera firmata dal Maestro del “Gruppo 58”, Mario Persico.

Chiedo cose che anche altre persone hanno chiesto già. “Ogni parola che ci diciamo è stata detta mille volte”Gino Paoli l’ha portato a scuola solo Nanni Moretti. Purtroppo.(8) (9)

Raccolgo al meglio per l’intervista che uscirà. “Cosa puoi dire a un giovane collega?”, “Qual è la tua foto preferita?”, “Com’è che vendevi giocattoli?”.

L’articolo che non posso rendere concerne quel senso d’umanità perduto.
La gratitudine disincantata e carnale incontrata, di converso. Le foto di Maria (“bella come un’attrice”), la moglie piu grande di tre anni. che non c’è più e c’è ancora. (10)

Lo spaghetto che mangeremo assieme. A prescindere dal mestiere. Dalle miserie comunicative che c’affliggono e non ci fanno migliori, nè esenti. Al pari di prigionieri conniventi.

La sensazione che una stretta di mano valga qualcosa.

“A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla”. (11)

 

p.s. Ringrazio Yvonne De Rosa, la Direttrice dei Magazzini Fotografici di Napoli, per avermi dato la possibilità di questo incontro.

© Mia Di Domenico photo

 

(1) “Lettera a un amico fedele” (1932) – Mario Pannunzio

(2) “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (1970) – Elio Petri

(3) “Sotto il segno dei pesci” (1978) – Antonello Venditti

(4) “Highlander  (1986) – Russell Mulcahy

(5) “Non si esce vivi dagli anni ’80” (1999) – Afterhours

(6) “I 90 anni di Guido Giannini, fotoreporter anarchico: dal presidente Einaudi ai campi rom prima delle Vele” (La Repubblica/2020) – Ilaria Urbani

(7) “Così parlò Bellavista” (1984) – Luciano De Crescenzo

(8) “Sassi” (1960) – Gino Paoli

(9) “Bianca” (1984) – Nanni Moretti

(10) “E cantava le canzoni” (1978) – Rino Gaetano

(11) “American Beauty” (1999) – Sam Mendes

 

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