Joker

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“C’è una bella parola: niente. Non pensare a niente. Pensa al clown che piange nella vasca da bagno, mentre il caffè gli gocciola sulle pantofole.”

Joker
(di Todd Phillips, USA 2019)
***

U

no scrittore tedesco c’ha fatto un libro di un certo pregio sulle opinioni dei pagliacci. Per i quali “la malinconia è una faccenda seria da morire”. (1)

Ridere in faccia alle avversità è facile a parole.

Assomiglia a quel concetto caro a Ammaniti sulla libertà (“che diavolo te ne fai se non hai una lira, un lavoro…”). (2)

Per assaporare la propria esistenza qualche possibilità la devi tenere. Altrimenti c’è un trucco.

Servirebbe la pistola di “Gran Torino” con le dita nella fondina. Almeno contro i bulli. Sophie nell’ascensore te lo suggerisce con delicata rassegnazione. (3)

Perchè la tv generalista “ha iniziato l’era dell’edonè. I giovani frustrati a causa dell’irraggiungibilità dei modelli proposti loro dalla scuola e dalla televisione, tendono inarrestabilmente ad essere o aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino alla infelicità”. (4)

Pasolini è un oracolo. Chissà se arriva fino a Gotham City. Se Todd Phillips ne ha mai sentito parlare. L’asservimento di massa dei telespettatori che impone superficialità, ignoranza, vanità, è un classico inascoltato.

Il regista de “Una notte da leoni”, in ogni caso, il senso dello spettacolo ce l’ha. Quello del “Frat Pack”. O di “Borat”, sceneggiato con Sacha Baron Cohen.

Forse per questo “Joker” è un film che si prende maledettamente sul serio (la scena di Gary il nano che che chiede aiuto all’assassino è un’eccezione spassosa). A quelli che scherzano spesso, alle volte, manca un pò di sana (auto)ironia.

In compenso, però, c’è tanto mestiere. E amore per il Cinema. Di un periodo americano (la New Hollywood) sotto certi aspetti inarrivabile.

“King of comedy”, “Taxi Driver” di Scorsese, “The Warriors” di Walter Hill, “Death wish” di Michael Winner, “The Taking of Pelham One Two Three” di Joseph Sargent, stanno lì. Pare una fotografia.

Che s’avvale di un attore in stato di grazia: Joaquin Phoenix. Premio Oscar per il migliore interprete maschile. Siamo dalle parti di Jack Nicholson, così, per fare un esempio.

Arthur Fleck è un loser. Fa l’occhiolino oltre lo schermo. Ci somiglia. Lo sostiene anche Michael Moore. (5) Il passato distopico dove si sbatte è speculare al tempo precario in cui versiamo noi.

Quante botte puoi pigliare dalla vita? Raccontarsi barzellette è inutile. Gli altri, poi, nemmeno le capiscono.

Il perbenismo di chi non è perbene ci fotte. Lo squallore dell’esistenza lo riscatti, soave, ballando nel cesso. Fantasticando. Omologando la miseria che ammanta tutti quale magra consolazione.

La maschera sulla maschera sopra i tuoi giorni cade solo con qualcosa di forte che la scopra. Rendendo visibile chi sei. La consapevolezza dei propri limiti diventa affascinante di fronte al sussiego degli altri.

Una volta imparato il gioco.

Del resto la decostruzione di una storia rimane un lavoro di sottrazione. Un adattamento volutamente anomalo. Attiene a un mondo parallelo, lontano e vicino. La Dc Comics, Finger e Kane, gli anni ’40, le belle facce che vanno da Cesar Romero a Jared Leto, il famigerato immaginario collettivo.

Un tempo (si, gli anni ’70) New York era la città del volantino “Welcome to Fear City”. Faceva paura. Altro che i fumetti.(6)  La “Sparatoria della metropolitana di New York del 1984″ è un’ispirazione. Arriva dalla cronaca nera reale. (7)

Persino “La febbre del sabato sera” coi Bee Gees e John Travolta esprime disagio sociale.

Il mondo può essere davvero triste quando è sudicio. Le stanze d’ospedale, le sigarette nei pacchetti rossi, le porte in faccia, le testate, i cabarettisti, gli yuppies, gli applausi a chiamata, il naso che cola.

Ci sarà mica una sociologia che tratti il disincanto delle donne di colore nei lungometraggi? (8) (9)

“I am just one bad day”. Ho avuto una brutta giornata. Potrebbe essere il contrario? Specie “se metti insieme un malato di mente solitario con una società che lo abbandona e poi lo tratta come immondizia”.

Non bastano i calci ai bidoni mentre passano i treni. I lividi li vedi fuori e stanno dentro. Nei palazzi orrendi con i vani scorticati, nelle cassette postali vuote, nelle battute sul sesso che fanno ridere, nella gentilezza dimenticata, negli abbracci mancati.

La vita è una tragedia o “una cazzo di commedia”? Al Pogo’s non avrebbero dubbi. Ma in sala danno “Blow Out” di Brian De Palma e “Zorro the Gay Blade” di Peter Medak.

Chiudersi nel frigo aiuterà a sbollire i pensieri negativi. È catartico. Al pari di Chaplin e “Tempi moderni”. Fred Astaire e Jimmy Durante.

“That’s life” canta “The Voice”. Presto, allora. Al Murray t’aspetta sua maestà Robert De Niro. Lui sa come funziona. Al tempo ha fatto di peggio con Jerry Lewis.

Puoi dirlo forte: “La comicità è soggettiva”.

Heath ledger che bacia le signore grasse va omaggiato quanto “The Killing Joke” di Alan Moore e Brian Bolland. (10)

I Cream e David Glitter accompagnano il giusto. Prima di salire sulla volante e entrare nel mito delle scalinate. Al civico 1165 di Shakespeare Avenue nel Bronx.

Magari “la morte non avrà piu senso della vita”. Eppure la necessità di comunanza in quest’epoca di disuguaglianze continue, cominciamo ad avvertirla. Pesa. Fa male.

La notte degli Academy Award è stato detto. Fortunatamente. I film d’autore hanno una luce propria. Raccontano il tempo in cui versiamo. Assieme a una speranza giovane e universale.

Corri in soccorso degli altri con amore e la pace seguirà. (11)

 

 

(1) “Opinioni di un clown” (1963) – Heinrich Böll

(2) “Come Dio comanda” (2007) – Niccolò Ammaniti

(3) “Gran Torino” (2009) – Clint Eastwood

(4) “Aboliamo la tv e la scuola dell’obbligo” (Corriere della Sera 18/10/1975) – Pier Paolo Pasolini

(5) “Joker è un capolavoro. Quel pagliaccio disturbato non è solo.” (Huffington Post 07/10/2019) – Maria Laura Iazzetti

(6) “Quando New York faceva paura” (Rivista Studio 20/05/2015) – Davide Piacenza

(7) “Torna libero il giustiziere del metrò” (La Repubblica/Archivio 18/06/87) – Enrico Franceschini

(8) “Let’s talk about the black women in ‘Joker'” (HuffPost 4/10/2019) – Zeba Blay

(9) “In Joker, black women are visible but they are not seen” (Time 11/10/2019) – Beandrea July

(10) “L’omaggio a Heath Ledger in un Easter Egg” (Movieplayer.it 07/10/2019) – Valentina D’Amico

(11) “Oscar 2020, River Phoenix: Corri in soccorso degli altri con amore e la pace seguirà” (La Repubblica 10/02/2020) – Roberto Nepoti”

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