Gallerie d’Italia a Napoli

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“L’amore è una cosa troppo importante per lasciarla fare agli amanti”

 

I

“Diario degli errori” di Flaiano non ammette(rebbe) repliche. (1)

Forse, adesso, lo Scrittore pescarese suggerirebbe altri sbagli da evitare: perdersi la Bellezza, ad esempio. Specie quella a portata di mano. Che puoi quasi toccare.

C’ho pensato visitando le Gallerie d’Italia.

Una meravigliosa realtà con 4 Musei (Milano, Torino, Vicenza, e adesso, Napoli) dal tratto distintivo comune. Creata da Intesa Sanpaolo e gestita dal Progetto Cultura dell’Istituto. Nato per valorizzare il patrimonio storico artistico confluito attraverso gli anni nel Gruppo.

Le sedi sono palazzi storici, ristrutturati ad hoc. Erano gli uffici delle Banche. Te ne accorgi perchè mantengono il ricordo, tattile agli occhi, delle passate funzioni.

A Maggio, nella brulicante e centralissima Via Toledo del capoluogo partenopeo, sono stati inaugurati 10mila metri quadrati. Gli spazi di Palazzo Zevallos Stigliano praticamente triplicati, con centinaia di Opere in esposizione.

Spicca, inevitabilmente, il “Martirio di sant’Orsola” di Caravaggio. Ma sarebbe riduttivo fermarsi al celebre dipinto. Ultimo capolavoro del Pittore milanese.

Artemisia Gentileschi, Luca Giordano, Gaspar van Wittel, Pitloo, Gigante, Morelli,  integrano un percorso che si lega in maniera omogenea agli itinerari dedicati alle Ceramiche Attiche e Magnogreche, fino all’Arte Moderna e Contemporanea.

All’interno dell’antica sede dell’ex Banco di Napoli, progettato dall’architetto Marcello Piacentini, c’e un allestimento esso stesso degno d’essere contemplato.

Finisci per salire nell’ufficio che una volta era del Direttore. Ora ti riempi gli occhi con Lucio Fontana, Giosetta Fioroni, Andy Warhol, Michelangelo Pistoletto, i “Paesaggi” fotografati da Luigi Ghirri.

Il corridoio d’oro, diventato il simbolo (anche) social per i turisti, accompagna all’uscita. Le Guide, premurose e soprattutto preparate, mi spiegano che in realtà è un ponte.

In futuro i visitatori se ne accorgeranno meglio con gli sviluppi ulteriori della struttura, diretta da Michele Coppola.

Del resto la riqualificazione architettonica di Michele De Lucchi offre un grande impatto. Senza snaturare il pregio storico dell’edificio. Anzi, trasforma gli spazi adattandoli ai moderni criteri museologici e museografici degli standard internazionali.

Tre piani dunque.

Eppure quello che mi colpisce di piu rimane il primo. Con la Rassegna temporanea (ad oggi visitabile fino al 25 settembre). Intitolata «Restituzioni».

I restauri di 87 nuclei di opere selezionati insieme a 54 enti di tutela (su tutte le Soprintendenze) appartenenti a 81 enti proprietari, tra Musei pubblici e Diocesani, Chiese, luoghi di culto, siti archeologici. Con la curatela scientifica di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti e Carla Di Francesco.

Scorrono Antonello da Messina, Bellini, Boccioni, Manet.

Restauri provenienti da tutte le Regioni. Oggetti particolari come il mantello indossato da Napoleone per l’incoronazione a Re d’Italia, avvenuta nel Duomo di Milano nel 1805, insieme alla Corona, al bastone del comando, allo scettro del Regno d’Italia, dalla Pinacoteca di Brera.

Persino Vittore Carpaccio dal Jacquemart-André di Parigi e un affresco pompeiano inizialmente danneggiato dall’incendio del 2018 al Museu Nacional di Rio de Janeiro. (2)

Esco rimuginando. Pieno di cose da rielaborare. Un Cantautore che adoro canterebbe: “ebbro fino agli occhi”. (3)

In un angolo permanente buono per i saluti rammento d’aver scorto uno degli “Assiomi su Bachelite” di Vincenzo Agnetti.

Quella concettualità iconica tipica degli anni ’70 che introduceva(no) ai nuovi tempi da vivere di corsa, purtroppo o per fortuna. M’ha sussurrato l’assunto subliminale perfetto. (4)

“Nel buio della memoria avremo sempre e comunque il flusso e riflusso del ricordo”.

 

(1) “Il Diario degli errori” (1976) – Ennio Flaiano

(2) “Napoli, alle Gallerie d’Italia, Mostra «Restituzioni» 231 opere da tutta Italia”; Il Mattino – 23/06/2022

(3) “Rebetiko Mou” (2012) – Vinicio Capossela

(4) Archivio Vincenzo Agnetti

 

© Mia Di Domenico photo/2022

 

 

 

 

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